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A cura di: Francesca Praticò, Uol Reggio Calabria

Fonte: Gearhardt AN, Brownell KD. Can Food and Addiction Change the Game? Biol Psychiatry. 2012 Aug 7.


La consapevolezza dei rischi e dei benefici che riguardano il cibo e la sua dipendenza avrà un ruolo chiave nel determinare se il potenziale di questo argomento sarà concretizzato  in una serie di sforzi volti ad affrontare i principali problemi di pubblica sanità (ad esempio l'obesità, il diabete). È   essenziale valutare se alcuni alimenti abbiano un potenziale di dipendenza, ma molto di più sarà necessario tradurre questa scienza in gioco che cambia le realtà, in termini di “discorso razionale” sul cibo, e in termini di decisioni prese in merito dai politici (Tabella 1). In questo articolo  Gearhardt e Brownell dell Rudd Center dell’Università di Yale consideriamo le opportunità e i costi della dipendenza dal cibo come una base di partenza nella volontà precisa di suggerire delle domande chiave che aiutino la scienza a tradurle in politica.


Framework per la politica

Spesso nella storia della dipendenza, l’abuso di una sostanza è stato considerato inizialmente come un problema di autocontrollo. Gli individui che avevano problemi di alcool sono stati considerati deboli e i fumatori sono stati considerati incapaci di interrompere una cattiva abitudine. Gli interventi iniziali hanno perciò cercato senza successo di affrontare la dipendenza educando gli individui a non usare le sostanze. Indagini scientifiche sul modo in cui la dipendenza da sostanze è in grado di “dirottare” il cervello, hanno ridotto la  stigmatizzazione degli individui dipendenti e hanno portato a interventi politici focalizzati sulla sostanza (ad esempio la tassazione delle sigarette, le restrizioni di marketing) e non sulla responsabilità dell’individuo.

L'attenzione popolare su una mancanza di responsabilità personale quale causa di obesità, riporta alle prime concettualizzazioni inefficaci riguardo la dipendenza come semplice deficit di autocontrollo. Come per le altre sostanze stupefacenti, il tentativo della politica di educare o persuadere gli individui a ridurre il consumo di alcuni alimenti, ha mostrato pochi segni di impatto e potrebbe non avere sufficiente supporto finanziario dal governo per competere con il marketing alimentare fatto dall’industria. Per avviare gli sforzi politici è essenziale concentrare  la ricerca sull'identificazione di quali alimenti e/o composizione degli alimenti (ad esempio lo zucchero) possono avere il maggiore potenziale di cerare dipendenza. In altre parole, è nostra convinzione che questo genere di attenzione abbia maggiore risonanza politica e sociale che non il porre  enfasi su  variabili come le differenze individuali o l’ indagare su come i soggetti obesi e non obesi differiscano tra loro. Approcci di differenza individuale possono essere utili per lo sviluppo di interventi clinici, ma ciò toccherà la vita delle persone molto meno di quanto possano fare i cambiamenti politici che interessano intere popolazioni.


Persone ad alto rischio contro sostanze ad alto rischio

Anche tra le sostanze che sono ampiamente riconosciute come droghe, la percezione pubblica del ruolo della sostanza ha un impatto sulla politica. L'alcol è spesso considerato come una sostanza che è sicura per la maggior parte, ma che causa problemi per pochi. Questo quadro ha portato a limitare gli interventi politici relativi all’alcool, e il tasso di problemi ad esso correlati è rimasto relativamente stabile nel tempo. Al contrario, i prodotti contenenti nicotina sono visti dal pubblico come sostanze pericolose che hanno la capacità di influenzare molti (piuttosto che una piccola percentuale di soggetti a rischio). Per ottimizzare l'impatto della politica sulla dipendenza alimentare, sarà importante esaminare l'effetto degli alimenti che creano una potenziale dipendenza su molti e non solo su pochi. Uno degli obiettivi principali della letteratura sulla dipendenza da cibo è quello di valutare se alcuni individui  presentano modelli di dipendenza alimentare clinicamente significativi. Sarà importante considerare l'impatto subclinico degli alimenti potenzialmente dipendenti. Come l'alcool, se alcuni alimenti generano dipendenza, è probabile che una significativa minoranza raggiungerà la soglia clinica, ma molti altri sperimenteranno sintomi che li indurranno ad un consumo eccessivo di cibi che nocciono alla salute. Poiché un surplus di poche centinaia di calorie al giorno è sufficiente per portare ad aumento di peso significativo, effetti negativi della dipendenza alimentare sul cervello possono contribuire in modo significativo all’aumento dei tassi di obesità. Gli alimenti fortemente commercializzati che interagiscono con il cervello in modo dannoso, possono concorrere a determinare un maggiore sostegno pubblico per il cibo (Tabella 2).


Gli approcci per bloccare la politica

Poiché l'impatto potenziale della politica di ricerca alimentare sulla dipendenza sta diventando più chiaro, è probabile che nell'industria alimentare avrà luogo uno sforzo maggiore per la ricerca sugli alimenti che creano dipendenza. L'industria del tabacco ha utilizzato la variabilità in letteratura per confondere il pubblico e ritardare gli approcci basati sulle caratteristiche della nicotina come dipendenza. L'industria alimentare probabilmente sfrutterà le incongruenze nella letteratura sulla dipendenza da cibo per impiantare dei dubbi, attaccherà la credibilità degli scienziati o finanzierà studi negativi.

Questioni di politica relative alla dipendenza da cibo

Mangiare è un comportamento necessario per la sopravvivenza, mentre molti altri comportamenti di dipendenza (come il fumo) possono essere interrotti senza alcun impatto sulla salute. Gli sforzi politici per fronteggiare queste dipendenze, convoglierebbero sull’abbandono totale dal comportamento. Per il cibo, un obiettivo, sarebbe quello di aumentare il consumo di alimenti con componenti non dipendenti, riducendo l'ingestione di alimenti ricchi di calorie o poveri di nutrienti e con maggiore potenziale di abuso. Certe iniziative politiche alimentari possono essere utili nel promuovere questo cambiamento nella dieta, come ad esempio rendere i cibi non dipendenti più accessibili (aumentare i sussidi per frutta, verdura e cereali integrali o concedere incentivi per negozi di generi alimentari che offrono prodotti freschi). Potrebbero anche essere attuate politiche  di aumento del prezzo o di riduzione della  disponibilità degli alimenti potenzialmente dipendenti attraverso l'uso di restrizioni urbanistiche volte a ridurre il numero di ristoranti, fast food nei quartieri o nei pressi delle scuole, o le imposte sulle bevande zuccherate. Gli studi sugli animali suggeriscono che l'aumento del consumo di alimenti ultraprocessati che hanno un elevato potere di ricompensa (ad esempio, il gelato) possono ridurre il richiamo di alimenti che prima erano considerati gratificanti (ad esempio, l’anguria). Così, se gli alimenti più nutrienti sono disponibili nell'ambiente (ma le opzioni alimentari potenzialmente dipendenti sono ancora numerose), le scelte alimentari possono migliorare solo in minima parte a causa dell’ aumentata salienza  e del rinforzo degli alimenti che creano dipendenza. Le politiche che limitano alimenti che creano dipendenza possono essere più efficaci di quelle che semplicemente incoraggiano un uso di cibi più nutrienti.


Prima infanzia

Se alcuni alimenti creano dipendenza, è ragionevole chiedersi se i bambini che consumano questi cibi e in maggiore quantità, rispondono in modo simile ai bambini esposti ad altre sostanze (ad esempio alcool, nicotina). L’esposizione in giovane età a sostanze che creano dipendenza è correlata a un rischio maggiore per lo sviluppo futuro di una dipendenza da sostanze, con conseguente alterazione delle funzioni cognitivo-esecutive. L'impatto di sostanze stupefacenti sul cervello evolutivamente vulnerabile sembra giocare un ruolo importante. Sarà fondamentale valutare se mangiare cibo che crea dipendenza contribuisce all’obesità infantile attraverso l’alterazione permanente del cervello in via di sviluppo. Per affrontare questi problemi, sarà necessario individuare gli indicatori di dipendenza nelle prime fasi del ciclo di vita. Se gli alimenti trattati si trovano ad avere un potenziale di dipendenza, probabilmente sarà giustificato l’uso di iniziative politiche più aggressive per proteggere i bambini, ad esempio limitando l'esposizione alle pubblicità di  alimenti ipercalorici, riducendone i punti di accesso (ad esempio distributori) e aumentandone i prezzi.


Tabella 1. Approcci politici per limitare per facilitare l’assunzione di un’alimentazione salutare

 

Ridurre la disponibilità di porzioni troppo abbondanti
Tassare i cibi che creano dipendenza
Limitare l'accesso (ad esempio, gli standard nutrizionali degli alimenti a scuola nei distributori automatici)
Limitare la commercializzazione di alimenti che danno assuefazione ai bambini
Fornire incentivi finanziari per generi alimentari in quartieri a basso reddito
Sovvenzionare le opzioni alimentari più sane
Eliminare gli alimenti che creano dipendenza dalle scuole e nei programmi di mense scolastiche Limitare il numero di fornitori che vendono cibi che danno assuefazione


Tabella 2. Domande di ricerca sulle future dipendenze da cibo per un’efficace politica di cambiamento

Alcuni alimenti (o ingredienti nei prodotti alimentari) creano dipendenza?
Qual è l'impatto subclinico diffuso di alimenti che danno assuefazione?
Qual è il rapporto effettivo tra cibi non dipendenti e dipendenti nell’ambiente per favorire scelte alimentari più sane?
I bambini mostrano segni di dipendenza da cibo? Come può essere valutato in modo evolutivamente appropriato?
In che modo le pratiche di marketing favoriscono il cibo che crea dipendenza?
Quali sono le strategie economiche più efficaci per ridurre il consumo di cibi che danno assuefazione?
Un maggiore accesso agli alimenti trattati è  associato al comportamento di dipendenza alimentare?


E se ignorassimo la questione della dipendenza da cibo?

Se alcuni alimenti hanno un potenziale di dipendenza ma questa realtà viene ignorata, è probabile che le cure e i progressi politici arriveranno a una fase di stallo. Immaginate se la ricerca del tabacco si fosse fermata nel momento in cui le sigarette sono state considerate fonte di assuefazione ma non di dipendenza. Le iniziative politiche potevano essere incentrate esclusivamente sull’educazione e il tentativo avrebbe solo rafforzato la determinazione di coloro che hanno la cattiva abitudine di fumare. L’educazione e le cure sono stati importanti per ridurre l'impatto della nicotina e dovrebbero essere incluse come parte di un approccio alla riduzione dei problemi legati all’alimentazione, ma le iniziative focalizzate sul tipo di sostanza sono state essenziali per diminuire la crisi della sanità pubblica correlata alla nicotina. Se i test scientifici individuassero che alcuni alimenti sono in grado di dirottare il cervello alla dipendenza, sarebbe probabilmente un cambiamento fondamentale, che avrebbe sostenuto approcci politici focalizzati sul miglioramento dell'ambiente alimentare.

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